We use Google Analytics cookies to understand how this site is used. You can accept or decline — see our Data & Privacy.
Il monegasco che imparò il mestiere sulla pista dei Bianchi e la durezza contro le fiancate di Verstappen.
Ogni grande rivalità del karting ha bisogno di due piloti che si rifiutano di alzare il piede. Tra il 2012 e il 2013 il karting europeo ebbe esattamente questo: Charles Leclerc contro Max Verstappen, contatti e squalifiche compresi. Ma la storia di Leclerc nel kart comincia molto prima di quella faida, su un piccolo circuito di Brignoles gestito dal padre di Jules Bianchi.
Leclerc corse per la prima volta a cinque anni e passò i primi tempi a spianare la scena regionale francese, vincendo il campionato PACA nella classe Mini nel 2005 — quindici vittorie su diciotto gare — e difendendolo nel 2006. I titoli continuarono ad arrivare tra Minime e Cadet: il Trophée Claude Secq nel 2007, un'altra corona PACA nel 2008, poi il Campionato Francese Cadet e la Bridgestone Cup nel 2009, quando ormai l'orologiaio Richard Mille aveva iniziato a sostenerlo.
La fase internazionale fu breve e densissima. In KF3, nel 2010, divenne il più giovane vincitore della Monaco Kart Cup e chiuse secondo dietro Pierre Gasly nel campionato francese. Nel 2011, ormai nel mirino della All Road Management di Nicolas Todt, firmò la sua stagione simbolo: vittoria nella Coppa del Mondo KF3 a Sarno — una gara che avrebbe poi definito la sua migliore nel karting — più l'Academy Trophy della CIK-FIA e il Masters di Parigi-Bercy. Passato in KF2 con la squadra ufficiale ART Grand Prix nel 2012, vinse la WSK Euro Series e chiuse secondo sia nel Campionato Europeo sia nella lotta per il titolo mondiale, quest'ultimo perso per un solo punto. Nel 2013, a quindici anni, saltò in KZ — il karting con cambio, la disciplina che non perdona nulla — e terminò la stagione da vicecampione del mondo dietro Verstappen nella finale iridata di Varennes-sur-Allier.
Precisione sotto pressione, imparata presto e messa alla prova duramente. Le guerre con Verstappen definirono i suoi ultimi anni nel kart: uno scontro nel 2012 che li fece squalificare entrambi, e ripetuti duelli ruota a ruota per tutto il 2013 ai quali Leclerc ha riconosciuto il merito di aver costruito la sua esperienza e il suo carattere. Correre contro lo junior più aggressivo della sua generazione, su kart con cambio, a quindici anni, è una scuola di rifinitura da cui pochi piloti escono con la reputazione accresciuta. Leclerc ci riuscì.
L'altro filo conduttore è la famiglia Bianchi. Jules Bianchi era il padrino di Leclerc e lavorò persino come suo meccanico nel karting, e la pista di Brignoles dove tutto cominciò apparteneva al padre di Jules. Quel mentorato diede a Leclerc qualcosa di più raro della velocità pura: l'approccio alla preparazione di un professionista, anni prima che gli servisse. Sulla velocità, comunque, non ci sono mai stati dubbi — chiedete a chiunque abbia visto Sarno nel 2011.
Il curriculum di Leclerc è il modello moderno per un kartista di una piccola nazione che punta al mondo: titoli regionali, corone nazionali francesi, una Coppa del Mondo, un Academy Trophy, poi il battesimo in KZ contro i migliori in assoluto. Ha dimostrato che l'Academy Trophy poteva essere un vero trampolino e non un contorno, e la sua stagione 2013 resta un punto di riferimento su quanto in fretta un fuoriclasse della presa diretta possa adattarsi ai mezzi con cambio. Passò alle monoposto nel 2014 e raggiunse la Formula 1 nel 2018, diventando plurivincitore di Gran Premi con la Ferrari — ma gli addetti ai lavori del karting parlano ancora soprattutto di quel punto perso nel 2012, e delle battaglie con Verstappen che forgiarono due dei corridori più feroci dell'era moderna.
Fonti: Wikipedia: Charles Leclerc