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Dalla mensa di Kerpen a una corona europea
Prima dei sette titoli di Formula 1 ci fu un kart costruito con pezzi di scarto a Kerpen-Horrem. Michael Schumacher era il socio più giovane del club, il figlio dell'uomo che gestiva la pista, e campione del club a sei anni. Nessun futuro grande ha mai spremuto di più dal meno.
Cominciò a quattro anni, quando Rolf Schumacher imbullonò un motore di motocicletta sul kart a pedali del figlio. L'esperimento finì contro un lampione a Kerpen, e i genitori risposero iscrivendolo al circuito di Kerpen-Horrem. La famiglia mandava avanti l'operazione con gli spiccioli: il padre prese un secondo lavoro noleggiando e riparando kart, la madre lavorava alla mensa della pista, e quando un motore competitivo costò 800 marchi che gli Schumacher non avevano, furono gli imprenditori locali a coprire il conto.
I risultati giustificarono ogni pfennig. Troppo giovane per una licenza tedesca, Schumacher corse con una lussemburghese dai 12 anni, finché la Germania non gli rilasciò quella di casa nel 1983. Vinse il Campionato Junior tedesco di karting nel 1984 e lo difese nel 1985, aggiungendo un secondo posto alle finali mondiali junior, poi si legò al concessionario Eurokart Adolf Neubert per le classi senior dell'era dei 100cc. Nel 1987 era campione tedesco ed europeo di karting — la vetta della sua prima vita kartistica. Lasciò subito la scuola, lavorò come meccanico di kart e passò alle monoposto nel 1988 via Formula König e Formula Ford.
Ci fu anche una seconda vita nel karting. Nel 1996, ormai due volte campione del mondo di F1, tornò alle competizioni di vertice e vinse la Monaco Kart Cup in Formula A più il Masters di Parigi-Bercy. La vecchia velocità non era andata da nessuna parte.
L'economia. Schumacher vinceva notoriamente gare su gomme consumate buttate via dai rivali più ricchi, e amava soprattutto quando pioveva, perché la pioggia neutralizzava il materiale e premiava l'unica cosa che aveva in abbondanza: la precisione. Gli anni di Kerpen gli inculcarono una comprensione da meccanico della macchina — sapeva assettare, riparare e spiegare un kart bene quanto guidarlo, un'abitudine al coinvolgimento totale che sarebbe poi diventata il suo marchio in F1.
L'altro elemento distintivo era la fame. Titolo del club a sei anni, campione nazionale junior a 15, campione continentale a 18: ogni gradino arrivò in anticipo e nessuno lo saziò.
Kerpen divenne la terra santa del karting tedesco, e la scena di cui Schumacher era la stella alimentò l'intera filiera F1 degli anni Novanta. Sebastian Vettel percorse i suoi primi giri in gara sulla stessa pista di Kerpen, il che dice tutto su cosa quel posto arrivò a significare. Il cameo di Schumacher nel 1996 fece anche al karting un favore raro: una stella della F1 in attività che sceglie di correre in kart a Monaco e a Bercy, per merito, in pubblico. In monoposto vinse sette campionati del mondo e 91 gran premi. Nei kart resta la storia tedesca per antonomasia — un ragazzino della mensa della pista che guidò meglio di ogni budget d'Europa, come Senna prima di lui.
Fonti: Wikipedia: Michael Schumacher · michael-schumacher.de: Career until 1988